Liberare le parole

Donatella Petracchi

Esiste tutta una serie di parole che vanno usate con cautela. Una, la prima in lista, ovviamente è democrazia. Ma ce ne sono altre, usate deliberatamente per annacquare e svilire il loro senso originale. Una è pace. Pace non vuol più dire che non c’è guerra. Così dire che Pisa “si proclama città della pace” vuol dire poco poco, quasi niente. Inoltre chi la ha proclamata “città della pace”? Suppongo l’amministrazione comunale, ma mi piacerebbe conoscere tutta la storia. Nel caso l’amministrazione comunale è proprio quella che non riesce a tirar fuori una minima opposizione all’Hub e a quello che significa.
Ora vedo che sono nate due parole “nuove”, merci e passeggeri. Finora “merci” erano cose da vendere, facevano parte del commercio. E “passeggeri” indicava persone che viaggiano per diporto o per lavoro, o per andare a visitare i parenti lontani.
Ora i militari le hanno usate per dire materiali (in particolare armi ed esplosivi e in questo caso dicono “merci pericolose”) e i loro “passeggeri” non sono passeggeri sono truppe. L’uso della parola “merci” è stato accettato anche da noi, l’ho rivista in qualche mail di no-hub.
Rendere ambigue le parole (propongo un verbo nuovo “ambiguare”) fa parte di una strategia non preordinata, quasi istintiva, che rende poi difficile parlare con chiarezza.
Un’altra frasetta carina è “no-fly zone”; qualunque ascoltatore frettoloso della TV capisce “zona dove non si vola”, un accordo che potrebbe essere tranquillizzante, ma significa “zona dove solo gli americani e compari volano”.
E la parola “mercato”? Questa piano piano si è sostituita a capitalismo e viene usata per indicare una entità potente e asettica, come la forza di gravità, una entità indiscutibile come una forza della natura (ma le forze della natura vengono continuamente ridiscusse e reinterpretate ed è necessario che sia così perchè non diventino una gabbia ideologica). Mercato è una bella parola, non si associa a sfruttamento, ma a bancarelle e stoffe di tanti colori e a un’aria di festa.
Altre parole da usare con cautela sono “violenza” e “sicurezza”che sono spesso accoppiate perchè ritenute antagoniste una dell’altra. Sono le regine delle campagne elettorali. Berlusco ed il PD se le litigano. Quando è proprio necessario usarle bisogna chiarire con aggettivi di cosa esattamente si sta parlando.

Io penso che occorra liberare le parole dalla patina di ambiguità che le va ricoprendo, perchè le parole ci servono.

P.S. Aldo Zanchetta ci ha suggerito, sul significato della parola pace nelle varie culture del mondo, la conferenza di Ivan Illich “Le paci dei popoli” contenuta nel libro “Nello specchio del passato” riedito da Boroli

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2 Responses to Liberare le parole

  1. David says:

    Come la parola Hub che ascoltata da un pisano sembra una parola troncata abb…,abbi pazienza perché non usare i termini a noi noti come militarizzazione dal Calambrone sino ad Ospedaletto seguendo il canale dei Navicelli con la mimetizzazione degli impianti militari con attività civili,chi me lo dice?O trattano tutti da stupidi o non è vero che siamo in crisi.Tutti i capannoni sul canale non stanno dando lavoro a nessuno pero vengono costruiti sempre più, in S. Giusto arrivano Tir scortati e non, con materiale militare vere e proprie colonne senza che molti se ne rendono conto tanto sono mimetizzati,cosa volete tanto l’azienda ospedaliera sembra che nelle sue scelte sta abbandonando il territorio di S.Giusto,il Comune è presente solo per rendere penosa la permanenza come cittadino, meglio sxhiavi.Se sono cattivo con qualcuno mi dica dove è l’errore prima di accusarmi di qualcosa .

  2. paolo says:

    Buongiorno, nello spirito divulgativo delle motivazioni di No Hub nelle quali mi riconosco in pieno, suggerisco la creazione di un profilo su Facebook poiché questo è ormai divenuto uno strumento indispensabile di aggregazione e lotta politica.
    Ciao a tutti e soprattutto GRAZIE!

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