Appunti sulle spese militari

Federico Giusti
Confederazione Cobas

Nei giorni scorsi,  Gr.net,  autodefinitosi il “portale di informazione indipendente per il comparto sicurezza e difesa”, criticava aspramente il Governo per la decisione di ridurre gli organici delle forze armate italiane. Scorrendo le pagine del portale ci imbattiamo in un articolo  eloquente “i militari  e la destra” dove troviamo scritto “Paradossalmente se è vero che i governi di sinistra hanno usato la falce sui bilanci della Difesa, l’attuale governo oltre alla falce ha infierito con il martello. Se da parte delle varie sinistre c’è sempre stata una ottusa diffidenza verso il mondo militare e le sue problematiche, da parte dei governi di destra una cosciente indifferenza o peggio; il militare considerato un amico naturalmente fedele che una volta eseguiti gli ordini del padrone deve stare silenziosamente buono a cuccia”.
Gli ambienti militari italiani guardano dunque ai settori moderati del centro sinistra? Parrebbe proprio di sì, tanto è vero che la lobby militare sta incontrando  da settimane parlamentari del Pd (e di Fli) per scongiurare la riduzione degli organici (13 mila ) parte dei quali sarà ricollocata nelle Pubbliche amministrazioni(per i militari non vale il blocco del turn over??), mentre le rappresentanze militari dell’Areonautica diramano un comunicato per ricordare al Governo “che si ricorderanno di tanta disattenzione”. Alla luce di questi fatti , le dichiarazioni entusiastiche del Sindaco Filippeschi di fronte alla militarizzazione del territorio pisano risultano più comprensbili.
Ma cosa sta accadendo?

A parte gli immancabili movimenti delle lobby militari, è illuminante lo speciale Aerospaziale de Il Sole 24 Ore  del 21\11 dedicato  alla Fiera romana  dedicata a difesa, tecnologia e avionica, alle infrastrutture e alla logistica e ai controlli aeroportuali, argomenti che in qualche misura possono rientrare nella costruzione dell’hub militare.
A farla da padrone, nella Fiera Romana, è la intesa tra Alenia e Lockheed per la costruzione dei Fighter 35 che sostituiranno i caccia Tornado e saranno assemblati negli stabilimenti di Cameri (Novara), gli unici stabilimenti ad assemblare un aereo Usa in Europa. Ci vorranno anni per produrre questi costosissimi aerei destinati a molti paesi Nato, Italia inclusa. Ma il territorio italiano, piemontese e campano in primis, è interessato agli esperimenti degli aerei senza pilota , i cosiddetti droni opportunamente presentati sotto la comoda e fuorviante veste della Protezione civile.
E nei giorni scorsi , senza alcun dibattito parlamentare  le Commissioni di Camera e Senato hanno dato il via libera all’HUb, infatti la legge n.436 \ 1988, prevede che i programmi per l’ammodernamento e l’acquisto di nuovi sistemi d’arma, finanziati con fondi tratti dal bilancio ordinario, siano, a differenza di quelli straordinari, attuati con un decreto del Ministero, previo parere delle commissioni Difesa di Camera e Senato.  Quindi l’Hub non ha niente di civile come qualche suo promotore ha fatto credere alla opinione pubblica, l’hub rientra tra i nuovi sistemi di arma che possono essere finanziati con un atto del Ministero, bypassando ogni controllo e dibattito parlamentare. E’ il caso di dire che la Protezione civile spa ha fatto scuola se bastano due commissioni parlamentari per dare il via ad una colossale militarizzazione del territorio pisano
I costi dell’Hub ammontano a 63 milioni di euro complessivi, di cui 37 per le infrastrutture e 26 per i mezzi e i materiali stando ai pochi dati forniti dall Ministero e il progetto dovrebbe realizzarsi entro il 2013.
“L’obiettivo – si legge nel programma del Ministero – è la realizzazione di una struttura intermodale di adeguate dimensioni che utilizzi soluzioni logistiche innovative già collaudate nel settore civile”. ll nuovo polo aereo dovrebbe servire ad assicurare la connettività con le principali linee di viabilità navale, ferroviaria e stradale; gestire la ricezione, lo stoccaggio e lo smistamento di materiali; preparare e curare l’allestimento del carico, incluse le merci pericolose; ricevere e gestire vettori da trasporto aereo, militari e civili, cargo e passeggeri, sia grandi che piccoli.
Ma in tempi di crisi nei quali mancano perfino i fondi per le scuole, la sanità e i servizi sociali, i Governi futuri e l’attuale non si limiteranno a queste inutili e folli spese.
236 milioni di euro sono stati stanziati per creare una rete informatica militare sperimentale, detta Defence Information Infrastructure (Dii), ”necessaria per la trasformazione net-centrica dello strumento militare, elemento essenziale ed abilitante per la pianificazione e la condotta delle operazioni”. Un progetto che vede coinvolta, tra gli altri, la Elsag Datamat, altra azienda del gruppo Finmeccanica.
200 milioni andranno infine all’AgustaWestland di Finmeccanica per l’acquisto di dieci nuovi elicotteri Aw-139: velivoli militari di soccorso da utilizzare in operazioni all’interno del territorio ”nazionale o limitrofo”.
I soldi per la guerra ci sono, mancano invece per il lavoro e per il rilancio economico del paese, a meno che questo rilancio nei sogni del post fascista La Russa non avvenga con il neokeynesismo da guerra, una ricetta tipicamente Usa non realizzabile in un paese che non investe in tecnlogia e ricerca. Ma questo è un altro discorso da trattare in altra sede….

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1 risposta a Appunti sulle spese militari

  1. Franco scrive:

    Il sito web http://www.grnet.it è sempre stato “indipendente”, lo leggo da tempo e non ha mai nascosto le nefandezze della destra e l’incomprensibile diffidenza della sinistra. La pubblicazione di un estratto del rapporto di Sbilanciamoci lo conferma ancora una volta. Per questo, credo, come ha scritto anche Adnkronos, è diventato un punto di riferimento per il comparto Sicurezza e Difesa.

    Purtroppo anche a sinistra si preferisce dare ascolto ai generali piuttosto che ai quadri intermedi.

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